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Il Dalai risponde su Twitter: il testo in italiano.

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Il Dalai Lama risponde su Twitter al popolo di Internet. In un’intervista concessa negli Stati Uniti al dissidente cinese Wang Lixiong, che ha raccolto le domande di oltre mille navigatori cinesi, e posto quelle più votate nei giorni scorsi in un sondaggio su Google moderator. La conversazione tra i due, in un albergo di New York dove il Dalai e’ in visita, e’ stata poi aggiornata in tempo reale sul social network. Così nello stile di Twitter, 140 caratteri, il leader tibetano (che da qualche mese ha un suo account) si e’ rivolto per la prima volta alla Rete.  


Il Dalai è stato on line per circa un'ora, tre le due e le tre ora italiana, rispondendo in tibetano. I post sono stati inseriti su Twitter in cinese. Di seguito, la conversazione tradotta in italiano (il resto dell'intervista verrà pubblicato poi da Wang Lixiong sul suo blog, in cinese)


20:12 (14:12 in Italia) Il Dalai entra nella stanza di un albergo a New York

20:15  Wang Lixiong ringrazie il Dalai Lama per questa conversazione con i navigatori cinesi. 1253 persone hanno registrato delle domande on line, in tutto 289, poi votate 12473 volte per la selezione finale.


"Visti i suoi impegni, questa conversazione non può essere troppo lunga e dettagliata, ma spero che stiamo aprendo un canale per una comunicazione libera e duratura tra lei e gli internauti cinesi "


Dalai. "Non c'è nessun miglioramento promettente nelle relazioni tra me e il governo cinese. Ma ho fiducia nei cittadini cinesi. Sono contento di questa opportunità"


1. Riguardo al futuro leader religioso del Tibet, quando lei non ci sarà più, saranno sempre due i Panchen Lama esistenti?


Dalai. "Ho detto in un annuncio ufficiale nel 1969 che tutto dipende dalla gente del Tibet. L'ho ripetuto nel '92, sottolineando che io trasferirò tutti i miei diritti a un leader che sia eletto dai Tibetani"


"Io penso che la figura del Dalai Lama non sia importante. Finchè sarò in vita farò del mio meglio. Il governo cinese si preoccupa del Dalai Lama più di quanto faccia io stesso. Sì. c'è la possibilità che coesistano due Panchen Lama, ma questa circostanza non aiuterà."


2. Cosa pensa dell'11mo Panchen Lama nominato dal governo cinese?


Dalai. "Per quello che ne so io, è un ragazzo intelligente, uno che lavora sul Buddismo. Il pubblico ha ancora dubbi su di lui sul fatto che possa davvero raggiungere dei risultati"


3. Sul dialogo tra il governo tibetano in esilio e il partito comunista cinese: per quale motivo non si è raggiunto alcun risultato in oltre dieci anni? E quali sono i punti di disaccordo?


Dalai. "La cosa più rilevante è che il governo cinese non sottolinea mai che il problema è il Tibet. Si concentrano solo su Dalai. Io non ho alcuna richiesta. Ho solo una grande preoccupazione per la cultura del Tibet, specialmente la sua religione e il suo ambiente naturale".


"Se il governo di Pechino si rende conto che esiste un problema nella provincia dello Xinjiang, così come esiste in Tibet, e si decidesse ad affrontarlo e risolverlo, io sarei il primo a mettermi al loro fianco per cooperare, condividendo gli stessi obiettivi"


"Ma per ora il governo centrale insiste nel proposito di ricostruire, sviluppare e rendere unito il Tibet. Ma lo stanno facendo con la forza. Continuano a parlare di stabilità per la regione, ma io credo che la stabilità venga dalla fiducia nel cuore delle persone".


4. Le differenze tra i tibetani e la maggioranza cinese Han stanno diventando sempre più profonde, indipendentemente dalla piega che prenderà in futuro la politica cinese. Molti tibetani danno la colpa al governo degli Han sul Tibet. Però, gli stessi cinesi han sono vittime del regime autocratico di Pechino. Che cosa ne pensa?


Dalai. "Le relazioni tra i Tibetani e gli Han risalgono a migliaia di anni fa, sono state a volte armoniose a volte no. Ora siamo in un periodo di conflitto, ma dipende dal governo della Cina, non dai cinesi".


"Il problema principale è la mancanza di un accertamento della verità a partire dai fatti, il metodo professato da Deng Xiaoping. Hu Yaobang fece tantissimi sforzi concreti. Un articolo scritto dal premier Wen Jiabao di recente approva i metodi di Hu Yaobang. Dovremmo imparare la verità invece di fissarci sui documenti ufficiali"


5. Ha dei consigli per mantenere delle relazioni amichevoli tra gli Han e i Tibetani?


Dalai. "Se gli Han e i Tibetani condividessero la stessa mentalità e una identità di base, molti problemi sarebbero più facili da risolvere. Incontro spesso gente dalla Cina continentale, sono sinceri, non c'è difficoltà di comunicazione"


"Ripeto sempre che si sono due livelli nei rapporti umani. Il primo è che siamo tutti uomini, siamo tutti uguali. Questa è la cosa fondamentale. Dopo vengono le differenze di religione, cultura e lingua, etc."


"Nel 1955, quando ero a Pechino, studiai il marxismo. Anche lì si afferma che tutti siamo uguali. Sono davvero d'accordo"


6. Nel Documento per una reale autonomia dei tibetani, non viene mai menzionato come proteggere i diritti degli Han. Lei è d'accordo che gli Han abbiano il diritto di risiedere in Tibet, nel caso di un futuro più autonomo? Molti Han pensano che l'autonomia che richiedete sia una forma di indipendenza, e sospettano che un governo autonomo avrebbe pregiudizi verso gli Han, cacciandoli dal Tibet.


Dalai. "Dove sono nato io vivono Han e i musulmani Hui, e di certo ci saranno molti Han ancora in futuro. Ma il punto centrale è non ridurre il Tibet ad una nuova Mongolia interna, dove i mongoli sono una minoranza. Una autonomia di questo tipo ha senso. In alcune aree del Tibet, la cultura e la lingua Tibetane rischiano una crisi seria a causa dell'aumento della popolazione Han".


7. Nei suoi scritti si parla del Tibet come di un pacifico paese buddista, una immagine molto diversa dalla descrizione data dal governo cinese come di una società in passato fondata sulla schiavitù. Molte foto provano queste crudeltà. Può spiegare queste differenze di vedute?


Dalai. "Riconosco che negli anni prima del 1950 il Tibet era sottosviluppato. Nessuno ha mai detto che il Tibet fosse bello come il Paradiso. I Tibetani che oggi vivono in esilio non vogliono ripristinare le vecchie istituzioni. Tuttavia, il governo cinese dal canto suo sostiene che in passato il Tibet era un inferno profondo. E questo non è vero. E' propaganda. Molti Tibetani non sono d'accordo. Anche nella Rivoluzione culturale cinese, si annunciavano grandi risultati, che il tempo avrebbe smentito. La propaganda non ha potere"


"Facendo un altro esempio, tutto il mondo sa cosa è accaduto in Piazza Tiananmen il 4 giugno 1989, ma la propaganda del Partito comunista cinese continua a fingere che nulla sia accaduto. Ognuno dovrebbe informarsi in modo oggettivo e equilibrato. Dico spesso ai Tibetani: non pensiate che io sia sempre nel giusto: dovete osservare le cose e farvi una vostra idea. E anche come buddisti, dovete riflettere profondamente su quanto accade"


8. Se il governo cinese le permettesse un giorno di rientrare in Tibet e rendesse la regione indipendente, quale organizzazione politica darebbe allo stato?


Dalai. "Nel governo tibetano in esilio, abbiamo sempre attuato la democrazia"


9. Lei ha sempre chiesto che i soldati cinesi lascino il Tibet, il che le ha attirato le critiche delle autorità cinesi. Ritengono che questo sia il primo passo verso la vostra indipendenza. Continua a sostenere questa richiesta di non avere militari in Tibet? 


Dalai. "Per quanto io parli di autonomia della regione tibetana, ho sempre detto chiaramente che la questioni della diplomazia e della sicurezza nazionale spettano al governo centrale. 


10.  Sembra che non ci sia modo per lei di vedere una soluzione per il Tibet mentre è ancora in vita. Che si attende per il futuro?


Dalai. "Nei 60 anni dalla fondazione della Repubblica popolare cinese da parte del partito comunista, ci sono state politiche molto diverse riguardo le minoranze etniche nell'era di Mao, in quella di Deng, fino a quelle di Jiang e poi di Hu Jintao. Perciò credo che l'attuale atteggiamento verso la minoranza tibetana cambierà e che la questione del Tibet verrà risolta sulla base degli interessi comuni tra le parti".