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Corsi di socialismo per i giornalisti cinesi

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Ci mancava anche questa nella barzelletta sui media che continua a raccontarci la Cina. L'ultima viene da Li Dongdong, vice direttore dell''Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni, il dipartimento che si occupa dei controlli sui media in Cina. Cito testualmente da un giornale locale: "I compagni che si apprestano a lavorare come giornalisti devono imparare …. il pensiero di Marx sulle notizie, piu' l'etica e la disciplina del partito comunista.. ". 

Le teorie di Marx sul giornalismo?? Questa e' proprio una battuta felice. La stampa di qui ha molti difetti. Qualche reporter si fa pagare, e' vero, altri aggiungono alle notizie qualche informazione non del tutto vera. Fa meno ridere, pero',la verita'. I caporedattori dei giornali cinesi ricevono periodicamente un lista degli argomenti di cui le autorita' non vogliono che si parli. La censura e' preventiva, dunque, oltre che a posteriori, e riguarda i giornalisti stessi. Qualche tempo fa, ho scoperto che la mia insegnante di cinese ha fondato la scuola dopo aver lasciato il suo posto ad un quotidiano locale. L'inchiesta che aveva condotto sulla condizione dei tassisti nella sua citta' natale non era piaciuta a funzionari del governo municipale e lei ha perso il posto. Lo stesso e' appena accaduto all' Economic Observer di Pechino, un quotidiano che la settimana scorsa ha preso l'iniziativa insieme ad altri 12 giornali, di pubblicare un editoriale contro il sistema vigente degli Hukou (per cui ogni cinese ha diritto all'assistenza sanitaria e sociale solo nella citta' in cui e' nato e la residenza, anche se ci si trasferisce per lavoro, e' immodificabile). Questo capo redattore ha ammesso oggi di essere stato "punito". Non sappiamo quale sia la punizione, ma generalmente implica la rimozione dall'incarico o, in alcuni casi, arresto o pestaggi. In queste condizioni, non mi meraviglio che i colleghi cinesi seguano al dettaglio questa sorta di autocensura loro imposta, ci vanno di mezzo le loro vite. 

L'ultimo caso di imbavagliamento aveva riguardato niente di meno che Obama, la cui intervista rituale alla vigilia del viaggio in Cina lo scorso novembre era stata concessa, su indicazione del presidente stesso, al Nanfang Zhoumo, un settimanale distintosi per diverse inchieste e un giornalismo un po' piu aggressivo. L'intervista a Obama e' stata pubblicata parzialmente, dopo i tagli della censura, e il direttore della testata e' stato sostituito con un altro piu' incline alle indicazioni del Partito.