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I dipendenti di Google al cinema in attesa del loro futuro

Avatar Forse google.cn chiuderà. I rappresentanti dell'azienda dovrebbero discutere prossimamente con la dirigenza cinese il futuro della versione in mandarino del motore di ricerca. A Mountain View hanno alzato la testa e vogliono porre fine alla cooperazione con Pechino, che chiede a tutti i motori di ricerca e siti web operanti nel mercato cinese di  "autocensurarsi". Ossia di non mostrare risultati sgraditi, ad esempio, sui massacri di piazza Tiananmen o sull'indipendenza del Tibet. 

Ora che Google ha minacciato e parzialmente cominciato la rimozione dei filtri, dopo gli attacchi ricevuti da account gmail di dissidenti cinesi da hacker probabilmente prezzolati da Pechino, il futuro si fa incerto. Le autorità locali hanno ribadito la necessità del controllo di Internet per potere influenzare l'opinione pubblica e guidarla verso un migliore sviluppo. Questo può significare fare chiudere google.cn se non verranno mantenuti i filtri. Per l'azienda californiana che non ha mai realmente insidiato il predominio del colosso locale delle ricerche, Baidu, non si profila una grande perdita economica, come ammesso dalla stessa dirigenza. 

Google è pronta a lasciare la Cina. Per i 700 impiegati circa dell'ufficio di Pechino l'attesa è cominciata. Alcuni sono già stati spostati ad Hong Kong. Per tutti l'azienda ieri ha dato giornata libera, mettendo addirittura a disposizione 200 biglietti per andare al cinema a vedere "Avatar". Suona ironico.  Il colossal digitale di James Cameron racconta della resistenza del popolo del pianeta di Pandora all'invasione degli umani, guidata proprio da alcuni soldati passati dalla parte dei piu' deboli. La Cina "cattiva" colpisce ancora una corporation ha dato finalmente il buon esempio, i malumori nei giovani cinesi montano per quanto ammessi ancora a mezza bocca. La rivoluzione latente in questo paese mouse in pugno, nonostante l'autocensura, gli arresti e il Grande firewall cinese, avanza. Piano, ma avanza.