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E i Curdi? La rete cinese risponde alla Turchia sullo Xinjiang

Uiguri

I giorni di scontri tra la maggioranza cinese han e la minoranza mussulmana e turcofona degli Uiguri nello Xinjiang, la provincia più occidentale della Cina, hanno lasciato 192 morti e oltre 1700 feriti. Si attende la conferma di una marea di arresti ora tra gli uiguri con una probabile conclusione della vicenda per buona parte di loro: condanna a morte.

Il governo cinese ha messo fine agli scontri con l'invio di migliaia di agenti antisommossa e soldati secondo la linea dura sempre usata in questi casi, in ragione della sicurezza nazionale. La verità è che tra le testimonianze cinesi e quelle uigure ancora non c'e una versione chiara di quanto accaduto. Pechino ha dovuto però difendersi dalle accuse di genocidio lanciate dal Premier Turco Erdogan, sulla spinta della prossimità tra i turchi e gli uiguri e delle proteste di piazza anticinesi ad Ankara. Il ministero degli Esteri cinese ha rispedito al mittente le accuse dicendo di non immischiarsi negli affari interni della Cina.

Ora però la Rete cinese ha rincarato la dose. Sul sito militaryaffairs.com, su cui vengono pubblicati forum legati alla difesa e alla sicurezza, alcuni navigatori invitano la Turchia a guardare in casa propria. Se dunque Erdogan difende gli uiguri e la loro pretesa di uno stato indipendente con il nome di Turkestan dell'Est (una richiesta avanzata negli anni da alcuni movimenti responsabili anche di attentati nello Xinjiang e che la Cina ha messo nella lista dei terroristi), che ne sarebbe allora del Kurdistan?

Quella del popolo curdo è una causa a cui è andata per lungo tempo la simpatia internazionale, che ora si rivolge all'etnia uigura, parte della quale rivendica l'indipendenza. I militari turchi hanno sempre usato la forza contro i curdi e il Partito dei lavoratori del Kurdistan è considerato da Ankara un movimento terrorista. Le analogie con l'attegiamento del governo di Pechino sullo Xinjiang sono evidenti. La Cina non è un buon esempio di diritti, ma è esemplare nel realismo politico che la muove. La Turchia non è un gran pulpito da cui sentire arrivare critiche. Altra evidenza è come i leader mondiali riescano puntualmente  a dare fiato alle proprie bocche appena se ne presenta l'opportunità, per mera convenienza politica.