La Santa Sede ha appena inaugurato la versione in cinese del suo sito (http://www.vatican.va/chinese/index.html).
E' più scarna di quelle in altre lingue, tuttavia mette a disposizione diversi documenti ufficiali. Ho colto lo spunto lanciato dalla collega e amica Lucia Pozzi sul suo blog. Aprendo a caso alcuni dei documenti a inizio della lista, nessun problema. Vedi il discorso del Santo padre alla Giornata mondiale della gioventù nel 2007 o l'omelia alla Veglia pasquale del 2006. Arrivando però alla lettera scritta da Benedetto XVI due anni fa ai "vescovi, sacerdoti e fratelli cattolici della Repubblica Popolare cinese" (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2007/documents/letter_bxvi_china_semplif.pdf)
ecco spuntare il classico messaggio noto a chi naviga tra la censura cinese: "Impossibile visualizzare la pagina ". Ho riaperto il sito e riprovato: la lettera nella versione a caratteri cinesi semplificati non si apre e cosi tutti i documenti su cui si clicca a seguire. Una volta che la ricerca è intercettata non funziona più nulla, un classico della censura. E' curioso notare come peraltro sia accessibile invece la versione in caratteri cinesi tradizionali della stessa lettera, un documento importantissimo per l'apertura del Papa al governo di Pechino. In effetti solo a Hong Kong e Taiwan, le enclaves democratiche della Cina di oggi, si scrive con i caratteri antichi, mentre nella Cina continentale sono stati adottati nel tempo i caratteri semplificati. Morale: se oggi un cinese di Pechino andasse sul sito del Vaticano per leggere la lettera del Papa a lui rivolta troverebbe solo quella scritta in un modo in cui non capirebbe pressochè nulla. La censura lavora di fino.
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