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Ricerca italiana + Aziende cinesi = INNOVAZIONE

Italian_transfer_3 E se i ricercatori italiani (in qualche caso supportati già da aziende di casa nostra) entrassero direttamente in contatto con il mondo imprenditoriale cinese? Il binomio è naturale, quanto il tema trattato: l’ambiente. Da una parte ci sono le idee, spesso con pochi fondi. Dall’altra, la necessità e la possibilità di finanziare qualsiasi buona soluzione a breve termine.

Ecco fatto. La settimana scorsa, all’Università Tsinghua di Pechino, le parti si sono incontrate grazie all’iniziativa di Italian Applications, una società milanese impegnata a mettere in collegamento il mondo della ricerca con quello dell’impresa, dall’ambiente alle biotecnologie a nuovi software di comunicazione. Il seminario  ha avuto un ombrello istituzionale non da poco: il supporto della Camera di commercio italiana in Cina, il patrocinio dell’Ambasciata italiana a Pechino e, soprattutto, il consenso della SEPA, l’agenzia statale cinese che si occupa di tutto ciò che riguarda l’ambiente, una sorta di Ministero. Come ha sottolineato la direttrice delle relazioni internazionali della SEPA, Li Pei, "in Cina prima viene la politica, poi la ricerca, infine le imprese".

La strada dunque per creare idee o generare profitti, da queste parti, è obbligata. L’entusiasmo mostrato dalle istituzioni cinesi, al pari della ventina di aziende partecipanti , per le 4 proposte di tecnologia "trasferite" da Italian Applications, è incoraggiante.

E’ il caso della depurazione delle acque di scarico tramite batteri costretti a lavorare due volte piu efficacemente rispetto alle tecniche in uso, tecnologia proposta dal CNR IRSA e illustrata  a Pechino dal dott. Claudio di Iaconi. Una grossa azienda di Pechino ha già mostrato interesse operativo. Oppure l’opportunità complementare offerta dai ricercatori del CNR IRSA di Pisa, guidati dal Prof. Brunello Ceccanti e dalla dott.ssa Grazia Masciandaro, i quali hanno studiato allo stesso scopo l’impiego di canne palustri in grado di assorbire i fanghi reflui e di trasformarli (insieme ai metalli pesanti ivi contenuti) in biomassa riutilizzabile.

Si rivolge all’inquinamento invece l’idea di un inventore italiano, Bruno Gianini, per un filtro ad acqua che applicato alla marmitta dell’auto consente di ridurre l’emissione di polveri sottili. Con costi di molto inferiori rispetto ai normali filtri a silicio, come ha illustrato al seminario il dott. Maurzio Melis di Italian Applications. In attesa che i veicoli a diesel cinesi, autobus e taxi, si mettano al passo magari utilizzando soluzioni semplicissime, gli interlocutori cinesi hanno avuto modo anche di parlare con Stefano Dubini, amministratore delegato di Ti&a, tra le società leader in Italia per la rimozione dell’amianto da edifici (compresa la bellissima sede del Sole24ore in Via Monterosa a Milano).

La strada è aperta, come ha sottolineato il manager di Italian Applications, Franco Caucci, per trasformare le "innovazioni italiane" in "applicazioni" anche in Cina. Le istituzioni cinesi non hanno fatto che ripetere: bisogna già passare alla seconda fase commerciale e industriale. E se lo dicono loro, ossia il pastore, si può ben contare sul fatto che tutte le imprese, dunque il gregge, seguiranno. In tempi di economia della condivisione, l’innovazione in Cina scende spesso dall’alto. Ben venga, comunque.