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Il Bandito e il Campione (del Biogas)

3_gorges_damLa Diga delle Tre Gole scricchiola. Il progetto idroelettrico più grande del mondo, sul Fiume Azzurro, rischia di implodere sotto il proprio peso. Frane, piccoli smottamenti. I residenti dell’area lungo gli oltre seicento chilometri del bacino lo testimoniano dall’anno scorso, quando il livello delle acque è stato innalzato a 156 metri. Ieri  proprio una frana è calata su alcuni operai al lavoro su una ferrovia nella provincia dello Hubei in una zona adiacente la diga. Uno è morto, un altro è ferito, due risultano dispersi. L’anno prossimo le acque saliranno ancora fino quasi ai 185 metri di altezza della diga. Cosa accadra? Il rischio di una catastrofe ambientale era stato accennato da esperti cinesi, citati dai media ufficiali due mesi fa. D’altra parte, una volta a regime nel 2009, la diga produrrà il 3% del fabbisogno energetico annuo della Cina. L’equivalente, senza emissioni nocive, di 140 milioni di barili di petrolio.

La Cina sta sperimentando dunque alternative al carbone, per produrre energia elettrica. Eolico e nucleare, per fare altri esempi.   Ma anche biogas, quello liberato dai rifiuti nelle discariche o dal letame degli allevamenti. Cina_inquina_4 Permette di raggiungere due scopi: produrre energia elettrica (o calore), da un lato; trasformare il metano, un pericoloso gas serra che altrimenti finirebbe nell’atmosfera, e ridurre l’impatto ambientale delle discariche, dall’altro. In Cina è un settore che si è sviluppato di recente e conta ancora poco per il fabbisogno energetico locale. Le prospettive però sono buone. Un cinese in media produce un terzo dei rifiuti di un italiano, ma vive in città che hanno almeno un milione di abitanti e sono quasi tutte dotate di discariche che producono anche 10 – 12 mila tonnellate di rifiuti (quando 500 tonnellate renderebbero già interessante l’investimento).

L’energia elettrica prodotta dal biogas catturato nelle discariche viene immesso e rivenduto nella Rete elettrica nazionale. Problema. I prezzi al dettaglio dell’energia in Cina sono molto bassi. Bio03_4 Eppure il settore del biogas sta vedendo l’arrivo in massa di aziende straniere. Come mai? E’ perchè, se il 40% di un investimento nelle trasformazione dei rifiuti viene dalla vendita di elettricità, l’altro 60% rientra dalla rivendita dei crediti CDM acquisiti secondo il meccanismo previsto dal Protocollo di Kyoto. Una azienda inserita nei circa 800 progetti aprovati dal National Development and Reform Commission cinese ha dunque un guadagno sicuro. Tanto più che la Cina fa da sola la metà del mercato mondiale dei Cdm. Ecco che la Marco Polo di Cuneo, una delle aziende leader in Italia nel settore biogas (con una quarantina di impianti)  ha avviato di recente le sue attività in Cina. La filosofia del suo fondatore suona più o meno così: recuperando i residui si fa bene all’ambiente e si fanno soldi. Ecco la storia di un bandito che è diventato un campione.

Chiamapechino. Risponde  Antonio Bertolotto, presidente di Marco Polo group

("Il_bandito_e_il_campione" è una canzone di Francesco De Gregori)