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Nel tempio della vecchia Tigre

Pict4485_2Zhang Shi He, in arte Lao Hu Miao, Tempio della vecchia tigre. Professione: in mancanza di altro, uno che si alza al mattino e scrive nei suoi due blog ciò che non dicono i giornali cinesi. Un cittadino che ha voglia di raccontare, precisa. Per i piu invece, Zhang e un’altra decina come lui, sono i veri giornalisti della Cina. Quelli che vanno in giro a raccogliere storie, senza soldi e con i pochi mezzi necessari. Lao Hu Miao si affida a un computer portatile, a un registratore digitale, a una macchina fotografica e a una bicicletta. Il resto conta meno. La cucina del suo appartamento spero abbia visto tempi migliori. Il salotto – camera da letto – ripostiglio rappresenta invece l’orgogliosa tana di un cinquantenne, di un ex pubblicitario figlio di un veterano della Lunga Marcia, di uno dei blogger più letti tra quelli ospitati su Sohu.com (senza cavarci un soldo). Ricorda come ha iniziato, tre anni fa.   Con un omicidio a Wangfujing, la zona degli acquisti di Pechino. La polizia era arrivata per disperdere la folla. Non si potevano fare domande né foto. Nessuna indagine o risposta. Come se non avessero interesse al caso. Allora Lao Hu Miao prende la macchina fotografica e fa qualche scatto. La notizia esce infine sul suo blog e sui giornali. Mentre racconta, Lao ha un bel da fare per tenere buono il suo compagno di stanza, il gattino Monggu. Mongolia. Non a caso. E’ questo l’ultimo grande tema affrontato da Lao Hu Miao nel suo blog. Ad agosto ha preso la bicicletta e si è fatto tremila chilometri fino alla Mongolia interna e da lì in altre quattro province cinesi. Obiettivo: verificare la notizia delle indennità stanziate per la Muraglia verde, la cinta di alberi voluta dalle autorità per contrastare il deserto. Ha parlato con la gente, ha pubblicato 123 volte sul blog. Ai contadini locali, si legge, sono arrivati spiccioli. E il governo, con una direttiva tre mesi fa ad hoc, ha chiesto ai giornali di non scrivere di lui.