Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Le buone abitudini di Pechino

Pigiama_2Sono le sette di mattina e l’aria a Pechino è ancora densa di nebbia. Nel vento freddo che soffia dall’entroterra si odono i primi richiami cantilenanti, lo scricchiolare delle ruote dei carretti e, in men che non si dica, dal nulla appare il mercato della frutta di Tuan Jie Hu: il mercato più affollato nella zona est della capitale cinese. Una giovane donna occidentale si trova sul ciglio del marciapiede, presso una cabina telefonica, in vestaglia da notte. A Pechino nessuno si scandalizza. L’usanza tra le persone di una certa età di uscire in vestaglia è un retaggio della metà dell’800. Allora, chi poteva permettersi un pigiama lo sfoggiava anche nei caffè. Nel caso in questione la donna, poverina, era rimasta fuori di casa. Scesa per gettare la spazzatura, era venuta a mancare la corrente e la chiave magnetica non apriva più la porta di casa. Il marito le è venuto infine in soccorso, nello stesso momento in cui i soliti battaglioni di polizia intervenivano per intimare, come ogni mattina, lo sgombero del mercato (abusivo). L’evacuazione è questione di un attimo e quando ormai le ruote dei carretti scricchiolano in lontananza, si odono altre cantilene. Un’orda di lavoratori è pronta a offrire i propri servigi alla comunità condominiale. Molti si occupano di raccogliere e differenziare l’immondizia: chi plastica, chi vetro, chi rifiuti umidi. Salgono fino a casa per portarla via. Poi: arrotini, donne di servizio, pulitori della cappa della cucina, del camino o delle scale condominiali, giardinieri, parrucchieri, idraulici ed elettricisti. A Pechino, qualsiasi cosa occorra, c’è sempre qualcuno che bussa alla porta.  (Testo di Andrea Cariglia)